recensione negatron.it - 01/2008
recensione ilmucchio.it - 01/2008
recensione Kdcobain.it - 11/2007
recensione Jam - 11/2007
recensione Rockit.it.it - 11/2007
recensione Mescalina.it - 06/2007
recensione Marco Denti fasen.eni.it - 05/2007
recensione RadioClash.it - 04/2007
recensione Eddy Cilìa - 03/2007
recensione Il sorpasso - 03/2004
recensione punkadeka.it - 02/2004
recensione kathodik.it - 12/2003
recensione mescalina.it - 07/2002
recensione rockit.it - 06/2002
recensione okpunk.it
recensione Music Club - 04/2002
recensione Vinile.com -15/03/02
recensione Toastit.it -07/2001
recensione rivista Raro - 01/2002
recensione La Sicilia - 17/01/02
recensione Rocksound - 11/2001
recensione Rockit.it - 11/2001
recensione Radioclash.it - 12/2001
recensione Rockerilla - 02/2002
recensione Osimo Oggi - 02/2002


NEGATRON.IT (GENNAIO 2008)
Il progetto Malagang, non è che la fusione di due formazioni marchigiane, i veterani Gang e i Malavita. Il disco prevede una miscela di punk, combat rock, patchanka, ska e reggae, con testi diretti di protesta contro le istituzioni.
Nove composizioni in tracklist, per un totale di quaranta minuti di rock che grida forte il proprio disagio senza mezzi termini, utilizzando un linguaggio urbano, privo di poesia, ma direttissimo. Quattro tracce portano la fima dei Malavida: "Fottuta Sfortuna", "Fuck!!!", "Grazie ...al Cazzo" e la sigla conclusiva "Malavida". Tre sono invece le composizioni dei Gang rivisitate per l'occasione: "Oltre", la potenza punk di "Socialdemocrazia" (forse il brano migliore del lotto) e una versione prettamente ska di "Kowalsky". Ci sono anche due belle cover: "Police and Thieves" e "Straight to Hell" dei The Clash.
All'assalto sonico partecipano anche diversi ospiti tra cui la Banda Bassotti, a dar maggior vigore a diverse tracce. Insomma gli elementi per far bene ci sono, il disco rimane però un po' fine a se stesso, nulla di ecclatante e nulla di nuovo. Il solito suono di protesta massificato, che fa sicuramente ballare piuttosto che lanciare vere e proprie provocazioni. In ogni modo gli amanti del genere non potranno che apprezzare questo progetto, pieno zeppo di ospiti e buoni propositi.
Fabio Igor Tosi

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ILMUCCHIO.IT (GENNAIO 2008)
I Malagang sono un organico nato dai Malavida innervato dall’autorevole collaborazione dei concittadini Gang. La band mette le indicazioni e le frecce segnaletiche belle chiare, in calce al suo progetto: due pezzi dei Clash. Poi tre brani estratti dalla storia dei Gang; gli alti quattro fabbricati in proprio. Si può dire che oltre metà della scaletta provenga dalla forgia dei padri fondatori.
La logica dei brani auto-composti dalla gang marchigiana è l’invito alla lotta o l’invettiva diretta: “Grazie per i popoli straziati/per chi sempre si fa il mazzo/Grazie a tutti, grazie al cazzo” (lo ska di “Grazie”); “Fuoco intorno alla città, la brigata ormai è in rivolta […] ora che il sangue s’accende e il fuoco divora le strade” (l’urban raggae di “Fottuta sfortuna”); “Comandanti assassini politicanti: fuck!” (il punk-rock di “Fuck”); il rutto introduttivo (sic) allo ska patchankato della sigla finale “Malavida”.
Le versioni Malagang del repertorio-Severini consistono in una versione di “Oltre” in amaca, una di “Socialdemocrazia” ch’è un rombo di tuono e “Kowalski” in ska. I Clash sono omaggiati con “Police And Thieves” e “Straight to Hell” (ottima). Sandokan della Banda Bassotti ci mette gli ottoni in due tracce, a creare una sorta di confederazione del rock in rivolta.
Anche in un album vitale e ben suonato come questo, l’impressione finisce per essere quella di una rimasticatura, di un sostanziale conformismo finale, a onta della ricerca a tutti i costi di un’anticonvenzionalità che rimane miraggio. Sono i limiti che ormai da tempo riscontriamo nella galassia combat, o kombat (folk, rock, ska o quel che sia)
Gianluca Veltri

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KDCOBAIN.IT (NOVEMBRE 2007)
"Non sento, non parlo, non vedo" recitavano le tre famose scimmiette tappandosi rispettivamente orecchie, bocca e occhi. Una "classica" immagine, ripresa dai Malagang e riproposta sulla copertina del loro omonimo album, sostituendo i tre mammiferi con altrettanti distributori di benzina (con i loghi delle maggiori aziende petrolifere mondiali) e travestendoli come soldati con tanto d'armi, munizioni e dollari ai piedi. Un'analoga situazione si ritrova nei brani dell'album, dove i Malagang riprendono il "classico" ritmo dello ska-punk e combat-rock dei Clash, ma rivisitandolo e riadattandolo ai temi che interessano attualmente il mondo.
A prima vista e/o ascolto potrebbe sembrare l'ennesima ska-punk band pseudo incazzata/psuedo politicizzata. Ma non è cosi. Questo progetto musicale è nato dalla collaborazione di due gruppi anconetani, i Malavida e i fratelli Severini, nucleo degli ormai storici Gang, che condividono la stessa grande passione musicale e lo stesso punto di vista sul sociale e la politica. Il disco contiene nove tracce grintose ed energiche, di cui quattro frutto dell'estro dei Malavida (Fottuta Sfortuna, Fuck!!!, Grazie...al Cazzo e la finale Malavida), tre brani dei Gang rivisitati per l'occasione (Oltre, Socialdemocrazia e Kowalsky ), e due omaggi alla band ispiratrice: i Clash (Police and Thieves e Straight To Hell). Molteplici le collaborazioni presenti offerte da Banda Bassotti, Border Radio, Bubba, Gente de Rua, Radio Babylon, e Kaki Arkarazo, ex-chitarrista dei Negu Gorriak , che si è occupato del mixaggio.
Non mancano le dediche in memoria allo storico batterista dei Gang Paolo Mozzicafreddo scomparso nel 2006, al cantastorie Peppe De Birtina e Joe Strummer. Un disco rabbioso, ma al tempo stesso, sincero e solidale.
Marco - Kdcobain.it

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JAM (NOVEMBRE 2007)
Malavida e Gang rilanciano la canzone impegnata.
Fuoco e barricate nel reggae di Fottuta Sfortuna, primo brano firmato insieme dai due gruppi marchigiani. Si danno forza a vicenda gli ormai veterani fratelli Severini dei Gang e i più giovani Malavida. Si danno la carica nel brano Grazie, lanciando strali contro la brutta politica che imperversa. Rivisitano Straight to Hell dei Clash e Police and Thieves di Junior Murvin, portata al successo dai Clash nel 1977, antichi amori tanto corteggiati che riaffiorano in maniera straripante, lasciando fluire il lato melodico e orecchiabile, come deve essere per canzoni che resistono al tempo che passa. Più rabbia e grinta per Fuck tutta dei Malavida, in stile punk-rock, contro i comandanti assassini, mentre i Gang si affidano ad un paio di rivisitazioni da antologia, la ancora attuale Socialdemocrazia e l'ondeggiante ballata Oltre, con slide guitar e ritmo reggae velocizzato nel finale. E verso la conclusione si ascolta Kowalsky, con i fiati della Banda Bassotti, canzone simbolo dei Gang con tutti nel calderone, da Caronte a Paolo Rossi, il Leoncavallo, gli operai dei cancelli di Mirafiori, Lenin e Robespierre. L'esperienza dei Gang e l'irruenza dei Malavida per canzoni che ci fan tornar giovani.
Giordano Casiraghi

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ROCKIT.IT (NOVEMBRE 2007)
"Grazie a tutti, grazie al cazzo". Dice proprio così un pezzo di questo disco; un altro ha un'intro molto speciale: un rutto. I Malagang vengono da un paesino delle Marche e sono il prodotto di una fusione di due formazioni, i Gang e i Malavita. Gruppi di cui ignoravo l'esistenza, pur essendo loro corregionale e pur avendo già passato da parecchio i 15 anni. Suonano uno ska punk ragga patchanka, poi riassunto in un'unica perifrasi: rock ribelle. Compagni comandanti assassini rivolta fuck-the-police distruzione politicanti protesta. Grazie alla destra e alla sinistra, fuck. Quasi i Beppe Grillo della situazione. In mezzo, anche le agitazioni sindacali degli anni '70 e '80, la mafia, la P2, qualche scorcio della Bologna di quegli anni con le matite di Pazienza, qualche tributo qua e là, per esempio a Junior Marvin, Lee Perry o i Clash.
Gli amanti del genere direbbero che tutto sommato, anche se non brillano di luce propria, non sono male. E però non sono i primi (e nemmeno gli ultimi) a fare proposte di questo tipo. E' come quando fino a qualche anno fa c'erano ancora quelli ostinati a non volere il telefonino, perché troppo capitalista, o omologato. Se li decontestualizziamo dai generi cui fanno riferimento perdono praticamente tutto, perché non inventano nulla ed è difficile ricordarsene. Ricordiamoci che i gruppi che valgono sono quelli che riescono a convincere i non appassionati del genere che suonano.
Quando tra gli ospiti leggo che ha partecipato anche un "cantastorie" di un altro paese marchigiano, mi viene da sorridere pensando alla fisarmonica ai saltarelli e alle sagre di paese. Purtroppo, subito dopo leggo anche il nome di un basco, celebrato come 'colui che agita e muove' nella sua terra – dove peraltro il disco è stato mixato – mi incazzo: a voler fare troppo gli anticonvenzionali e i protestanti spesso si finisce per finire in un altro calderone di massificazione che non fa arrivare da nessuna parte. Tutti con la kefia a sventolare le bandiere di Euskadi, fratelli. E via ancora di ska, ska-core e ragga. Ne abbiamo già visti troppi.
E non mi fate pensare al rutto che mi si capovolge lo stomaco.
Sara Scheggia

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MESCALINA.IT (GIUGNO 2007)
Quando “il coraggio di dire basta” a tutte le ingiustizie del mondo e la speranza di un futuro migliore, libero da ogni forma di tirannia, si fanno così forti, gli animi ribelli s’accendono e l’unione si fa forza in un’unica voce che urla “rivolta”. Da questi presupposti nascono i Malagang, due anime ribelli unite in un’unica essenza musicale che ha come fine la speranza di continuare a lottare per le giuste cause.
Principali fautori del progetto Malagang sono quattro ragazzi d’Ancona (Alex, Zeb, Gugo Patchanka e Jerry Brigante) meglio conosciuti come i Malavida, ai quali s’aggiungono in seconda istanza due uomini, prima che musicisti, il cui spirito sovversivo ha segnato le pagine della “rivoluzione” in musica del nostro paese, in altre parole i fratelli Severini alias Gang. Due anime che si muovono nello stesso contesto, quello kombat, e che preferiscono condurre la propria lotta con le armi che più trovano congeniali: la musica. Un’arma micidiale che “spara canzoni che fanno male” all’animo di chi le ascolta perché colpiscono i sentimenti nell’intimo, scuotendolo e portandolo a reagire, affinché “in ogni angolo di questa terra si possa gridare alla “resurrezione ed all’insurrezione”, anche solo spirituale.
Un semplice progetto musicale caratterizzato dal sound più consono al combo anconetano, parabole sonore che si muovono facilmente su coordinate ska, punk e reggae, ovviamente con il giusto apporto kombat. I Malavida si cimentano in brani scritti di pugno proprio come “Grazie”, “Fuck” e “Malavida”, e nelle re-interpretazioni di “Police & thieves” e “Straight to hell” dei Clash, uno dei gruppi a cui s’ispirano maggiormente. Fa eccezione il brano d’apertura, “Fottuta sfortuna”, scritto ed eseguito con i Gang, i quali lasciano il segno anche sui brani “Oltre”, “Kowalsky” e “Socialdemocrazia”, “perle” sintomatiche estratte proprio dal repertorio della storica band marchigiana.
Una battaglia musicale che la brigata Malagang non combatte da sola, a dargli una mano, in questo senso, ci pensano molti amici intenti a dare un sostanziale contributo al progetto sotto varie forme, tra cui troviamo altre anime ribelli come il Sigaro, il Picchio, Sandokan e Stefano Cecchi della Banda Bassotti, i “manovali del paradiso” (ndr).
Anche la copertina ha un suo dire e non ha bisogno d’alcuna spiegazione perché parla chiaro: tre colonnine di benzina, a richiamare importanti aziende petrolifere, vestite come soldati con del denaro ai piedi, mentre rievocano la simbologia delle “tre scimmiette”.
Da sottolineare la dedica del disco a Peppe De Birtina, a Joe Strummer e a Paolo Mozzicafreddo, batterista dei Gang recentemente scomparso. “Questo grande freddo/ dai nostri cuori vedrai se n’andrà/ verrà un nuovo giorno/ e bruceremo queste città” (“Oltre”).
Alfonso Fanizza - Mescalina.it

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MARCO DENTI (MAGGIO 2007)
E' abbastanza condividere un piccolo paese e una grande passione per ritrovarsi, prima o poi, insieme. Filottrano è poco più di un villaggio sperso tra le colline marchigiane, ma è diventato ben noto a chiunque si occupi di musica italiana con appena un po' di discrezione in più del solito per aver dato i natali ai fratelli Severini, meglio noti come Gang, protagonisti di una lunga carriera piena di dischi stupendi e di un tour infinito che li vede sulla strada tutto l'anno, o quasi, a cantare canzoni e raccontare storie.
I Malavida vengono da lì e sulle tracce dei Gang si sono mossi magari con un filo di esperienza in meno (verrà con il tempo) ma con la stessa destrezza. Incontrarsi sembrerebbe ovvio e naturale, ma non sempre è così facile incrociare strade che sono pur sempre diverse. I Malavida e i Gang sono stati aiutati più dalla comune passione che dalla stessa residenza o almeno così pare ascoltando Malagang.
L'incontro però diventa una sorta di happening perché i Gang e i Malavida oltre a condividere vicoli e passioni hanno anche la stessa attitudine verso la strada e la musica e così ritrovarsi è stata l'occasione per rivedere la Banda Bassotti, i Border Radio, i Gente De Rua, i Radio Babylon e molti altri che sono intervenuti a vario titolo, nel riproporre un pugno di canzoni dei Malavida, degli stessi Gang e una rivisitazione, tra l'altro, di Straight To Hell degli ultimi Clash, modelli di riferimento per tutti.
Marco Denti

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RADIOCLASH.IT (APRILE 2007)
Era naturale che le tante cose in comune fra i fratelli Severini (The Gang) ed i Malavida portassero prima o poi alla realizzazione di qualcosa di concreto, di un progetto tangibile che andasse aldilà dei concerti dal vivo, già realizzati con il nome Malagang sin dal 2004. Stessa provenienza (Filottrano, Marche), stessa radice musicale (The Clash,of course), stesso modo di guardare il sociale ed il politico. Le sfumature ovviamente non mancano, considerando che stiamo parlando di due generazioni ben distinte, ma la sostanza del discorso non cambia.
Nel pentolone di “Malagang”, all’interno del quale troviamo diverse sonorità, denunce sociali, testimonianze e tributi, impulsi ribelli, richiami alla resistenza contro questa globalizzazione a perdere, emerge a nostro avviso una caratteristica tutto sommato più semplice, ma non per questo meno importante. Malagang è soprattutto voglia di fare musica insieme, di suonare forte, di cantare insieme belle canzoni (siano esse dei Malavida, dei Gang, dei Clash), voglia di esserci, qui ed ora, con l’orgoglio di alzare ancora la voce nonostante tutto e tutti. E se la strada è resa difficile (se non impossibile) dall’assenza di chi dovrebbe sapere ascoltare per professione (leggi case discografiche), ecco la scelta consapevole dell’autoproduzione, che non vuol dire, come vedremo, pressappochismo o scarsa qualità. Questo è quello che abbiamo percepito dall’ascolto di “Malagang”, ed è un qualcosa, chiamatela attitudine se vi suona meglio, che va decisamente oltre l’aspetto specifico del sound o dei singoli pezzi che compongono questo lavoro.
Ma veniamo al disco. La cover anzitutto : petrolio, dollari, armi, e nessuno che vede, sente o parla. La sintesi di quello che sta flagellando i nostri tempi e le nostre vite. Si parte subito con un nuovo brano, dal titolo “Fottuta Sfortuna” firmato insieme Malavida-Gang. Un gran bel pezzo, modulato fra la presenza del testo, l’elettricità delle chitarre e gli inseriti in reggae style. Segue “Grazie”, già presentato con successo dal vivo, composto dai Malavida in modo ironico e tagliente che sfrutta l’andamento ska/latinoamericano per poi piazzare la potente progressione in cui c’è lo sfogo verso politici, mafie e corrotti di ogni genere. Eccoci alla “Straight To Hell” dei Clash (fra le cose migliori scritte dai quattro cavalieri), qui in versione molto personale e stravolta. Manca ovviamente il sublime pathos dell’originale, ma l’energia è assicurata. Poi la celeberrima ed intramontabile (anche e soprattutto per i contenuti) “Socialdemocrazia” dei Gang, che suona ruvida e potente, in linea con gli anni 2000, e nella quale Alex e Marino si alternano efficacemente alla voce. “Police and Thieves” di Junior Murvin, coverizzata con successo dai Clash nel 1977, ci riporta a sonorità marcatamente reggae, mentre “Fuck” è punk-rock rabbioso di marca Malavida. A questo punto è doveroso rilevare che il mixaggio del disco è a cura di Kaki Arkarazo (Fermin Muguruza, Banda Bassotti), ormai una garanzia di qualità per questo genere di sound, che infatti anche questa volta non delude assolutamente le aspettative. La splendida “Oltre” dei Severini è resa dalla Malagang principalmente caraibica, anche se non mancano fraseggi con la slide guitar (pensiamo a Sandro Severini e forse non sbagliamo) ed accelerazioni improvvise nel finale. Chiudono il disco “Kowalsky” ancora dei Gang e “Malavida” , divertente ska solo musicale con i fiati a tirare l’etilica patchanka danzereccia. Fra gli ospiti presenti nel disco segnaliamo Picchio, Sigaro e Sandokan della Banda Bassotti, nonché altri musicisti e vocalist che impreziosiscono con il loro contributo questo lavoro.
Alla fine nove pezzi. Sono pochi ?? Avreste voluto forse qualche originale in più ?? Il futuro non è scritto, lo sapete. Per ora vediamo di accontentarci di una manciata di belle canzoni che testimoniano ancora una volta la voglia di fare e l’energia di questi combat rockers da Filottrano – Italia - 2007. Never surrender !!!
Mauro Zaccuri - www.radioclash.it

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EDDY CILIA (MARZO 2007)
Saggezza di bluesman: ammoniva Willie Dixon che non puoi giudicare un libro dalla sua copertina. You can't judge a book by its cover: che è come dire, in italiano, che l'abito non fa il monaco. Con facile gioco di parole si potrebbe invece sostenere che una band puoi facilmente giudicarla dalle cover che fa. Sempre. Qui, contando i brani dei Gang come è giusto che sia (anche se forse non si dovrebbe, visto che i fratelloni sono coinvolti), vincono le cover. 5-4. E che cover! Frammenti di Severini d'antan da un paio di dischi che hanno fatto la storia della musica italiana e schegge di Clash, dal primo album e dall'ultimo (no, "Cut The Crap" non conta). Ben fatte, con grinta e personalità quanto basta ("Straight To Hell" come se "Sandinista!" non ci fosse stato, "Oltre" squisitamente reggata: ad esempio). Però spero che la prossima volta vincano le composizioni originali. Perché d'accordo omaggiare i padri ma abbiamo bisogno che le bandiere continuino a passare di mano e un brano come "Fottuta sfortuna" dice che i Malavida potrebbero esserci, fra i vessilliferi. Che ci sono già. Perché ogni generazione che impara a prendersi la vita ha diritto (vedi attacco di "Fuck") a una rivolta tutta sua.

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IL SORPASSO (MARZO 2004)
1 NOVEMBRE 2003, VILLAGGIO GLOBALE, ROMA. Il famoso centro sociale romano brulica di persone e l'aria, satura di attesa ed entusiasmo per il concerto sul punto di iniziare, sta per essere incendiata da un potentissimo mix di suono, lotta, rabbia e allegria. Ad aprire le danze ci sono i MALAVIDA, che con i loro pezzi rapidi e combattivi ed i ritmi irruenti, quella sera fanno cantare e ballare ben 6000 persone. Il gruppo, originario delle vicine terre filottranesi, cresce sulle robuste radici del punk-rock: i CLASH, innanzitutto. E tutto quello che da Strummer e compagni, in modo più o meno diretto, deriva: Stiff, Sublime, Rancid,.. senza però lasciare da parte i Mano Negra ( nei quali militava il Manuel Chao "ante King of the Bongo"), Fermine Muguruza, ed ovviamente i GANG., che una vicinanza sia musicale sia territoriale rendono un vero e proprio punto di riferimento. Il gruppo vede la luce nel 1997 e dopo 2 anni, in cui avvengono alcuni cambiamenti nella formazione originaria, arriva il primo demo, registrato in diretta, così da rendere meglio il suono sporco e graffiante che i MALAVIDA sono ben in grado di offrire salendo su un palco. E' proprio questo lavoro a segnare la riga di partenza per il progetto di un cd, realizzato in seguito grazie all'incontro con la Skantinato Records, la "allora all'inizio" etichetta indipendente marchigiana. Il disco esce infatti nel 2001, distribuito da Venus, e riceve da subito un buon consenso, tanto dal pubblico quanto dalla critica. Così, mentre il sito del gruppo ( www.malavida.it ) viene bombardato di messaggi, sia su Internet sia su riviste quali Rocksound,Rockerilla, ecc.. compaiono diverse recensioni gratificanti.

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SITO PUNKADEKA.IT(FEBBRAIO 2003)
Non potete capire che piacere ci può essere per un giornalista parlare di band che riescono a fare della buona musica con testi intelligenti e che soprattutto riescono a emozionarti. Questo è proprio il caso dei “Malavida” . Ho avuto modo di vederli sul palco del Villaggio Globale per il grande festival anti-fascista dello scorso Novembre in cui furono loro ad aprire le danze e a scaldare il pubblico romano riuscendomi ad entusiasmare e questo lo dico senza falsa retorica o piaggeria. A distanza di tre anni vi parlo del loro primo full-lenght intitolato appunto “Malavida”, celebre canzone della “Mano Negra” dalla quale non prendono solo il nome ma anche la grinta, energia e voglia di lottare. Se dovessimo ricostruire il viaggio del loro sound possiamo dire che idealmente possiamo partire dall’Inghilterra con tappa a casa Strummer, proseguendo tappa forzata in Espana per salutare la “Mano Negra” poi dritti fino in Jamaica per cercare le radici dello ska e del Rock-steady e tappa finale le assolate spiagge californiane per porre un fiore sulla tomba del mitico Bradley genio dei, mai troppo compianti, Sublime che per primo era riuscito ad unire l’eclettismo dello Ska alla rabbia e furia del punk/hc. Dimostrano una maturità e intelligenza artistica veramente sopra la media i Malavida, riescono ad unire tutto questo grande bagaglio musicale che si portano dietro cercando di variare, maturare e non scadere nello banale. Le 13 canzoni sono cantate in inglese (eccezione fatta per “Mis amigos”) e nei testi sono condensati anni, decenni di rabbia e lotta contro la follia fascista e razzista. Mi riescono ad esaltare i loro cambi di genere cosi repentini ti puoi trovare per cinque minuti in un pub irlandese sentendo “Revolt” con le cornamuse poi in Jamaica ad una dancehall per ballarti “Bob”. Come poche band sanno fare e come i Sublime hanno fatto scuola in “Real Life” riescono a fondere ska a frammenti tirati e potenti, un brano a metà strada tra lo skankin e il pogo. Musicalmente mi sento di fare un piccolo appunto solamente a “She” che suona un pò troppo “Giorno Verde”in cui l’intro ricorda “When she comes around” e il ritmo l’omonima “She”. Menzione particolare per “...till now all right” che prende spunto dal film del 1995 di Mattieu Kassovitz “L’Odio” con protagonista Vincent Cussell (che per chi non lo sapesse è il marito di Monica Bellucci) in cui si narra la storia di un africano, di un maghrebino e di un ebreo dei sobborghi delle periferie dimenticate delle metropoli francesi. “Questa è la storia di una società che sta precipitando e mentre precipita per farsi coraggio continua a ripetere....FINO A QUI TUTTO BENE!!” Un album eclettico e folle...figlio di quella follia di coloro che hanno la musica nel sangue e riescono a trasmetterti sane emozioni...a presto spero di poter avere il nuovo capitolo di questa storia! Voto: 8 - (Magari ci fossero più band come i Malavida, la scena sarebbe migliore e le mie orecchie ne guadagnerebbero in salute!)

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SITO KATHODIK.IT(DICEMBRE 2003)
Le Marche si confermano ancora una volta come la più autentica CLASHLANDIA italiana. Da Filottrano, cittadina della provincia di Ancona che ha già dato i natali ai fondamentali The gang, ecco una nuova band che si ispira alle stesse coordinate sonore e allo stesso cut-up di stili codificato da una delle più importanti bands dell'intera storia del rock: The Clash. I Malavida si definiscono una "punk ska combat rock " band e la definizione mi pare azzeccatissima in quanto non sono a mio parere semplicemente la solita ska-punk band "modaiola" tanto in voga oggigiorno ma sanno elaborare un sound molto più complesso e vitale nel quale confluiscono molteplici pulsioni provenienti da tutta la tradizione "bianca" e "nera" della "nostra " rock'n'roll music. Il suono della band affonda indiscutibilmente le sue radici nel più puro punk-reggae '77 di marca Clash, Ruts (la voce di Ale mi ricorda spesso quella del grande Malcolm Owen dei Ruts) e Members, ma il tutto viene filtrato e riattualizzato attraverso una "sensibilità" più spiccatamente odierna. Ecco allora che accanto al punk rock più incendiario di episodi come Shit And Power, Today e Real Life (veramente tre grandi tracks, puro "kick in the ass" punk sound), emergono , nel corso del disco, influssi reggae, ska, rock-steady e numerose citazioni da Mano Negra , Mighty Mighty Bsosstones e, soprattutto, dal combat rock dei Gang (i fratelli Severini hanno collaborato attivamente alla realizzazione del CD). Esemplare, a testimonianza dell'ampio multiculturalismo sonoro che sta alla base del progetto Malavida, mi sembra la track Revolt , dove emergono chiare citazioni folk irlandesi che ricordano molto da vicino il sound di una grande ma purtroppo ora quasi dimenticata folk-punk band irlandese degli anni '80: The Men They Couldn't Hang. Nel complesso a mio avviso un disco davvero riuscito e che immagino sarà molto apprezzato da chi ancora sa commuoversi (come faccio io, lo confesso!) quando passa sul piatto 'Sandinista'. Da segnalare anche i brani Mis Amigos, She e Rage, dove emerge il buon songwriting della band.

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SITO MESCALINA.IT(LUGLIO 2002)
Nella scheda di presentazione del gruppo su Mescalina, alla voce genere, leggo "punk ska combat rock" e già mi viene un certo noioso prurito, poi sfoglio il booklet del cd e tra i credits trovo i nomi di Marino e Sandro Severini dei Gang, il che mi rassicura e stimola parecchio. E infatti l'esordio omonimo dei Malavida non è un disco di semplice punk ska, come ce ne sono tanti, veloci, divertenti e ballerini; questo è un disco che dura, che non ha bisogno di ammiccare per farti muovere il culo. Non so come i Severini siano finiti a suonare con questi "ragazzi" di Ancona, probabilmente per via delle origini comune, ovvero le Marche e i Clash, terre da cui il rock si ostina ancora a nascere, comunque queste canzoni sono molto di più di uno di quegli involontari tributi pagati ai propri idoli. Quattordici pezzi per poco più di mezz'ora di durata, un vero assalto: il suono, tosto e sparato, con le chitarre sempre tese e la ritmica che colpisce sin dall'inizio, "Shit and power", tanto per chiarire subito le intenzioni, merda e potere. Poi i testi, in inglese e in spagnolo , politici in senso lato, mai sorridenti, né generici, e soprattutto coerenti con i volumi e con la rabbia sprigionati. Per una volta parlare di lotta e di rivolta, non suona retorico e ruffiano, anche perchè i Malavida hanno il buon senso di non sbandierare slogans e ritornelli e di sostenere le loro canzoni con la stessa attitudine punk dei Clash e compagnia. Questo li porta a tirare nella loro musica qualche tempo reggae e ska, ma anche fiati e cornamuse che fanno muro assieme alle chitarre: "Revolt" mostra come le radici del gruppo arrivino fino a i Pogues, allo stesso modo in cui le barricate di "Real life" passano dalle parti dei Mano Negra. Un po' di ingenuità c'è nello sfogo di "Today" che serve per urlare il nome della band e che forse funzionerà meglio dal vivo. L'unica vera caduta di tono è "If (hold on)", più per la scelta un po' banale di riproporre estratti dell'abusata poesia di Kipling che per la resa del pezzo in sé. A questo proposito è molto più azzeccata e più "spessa" la citazione de "L'odio" di Kassovitz in "Till now all right". La presenza di Marino e Sandro aumenta il tasso criminale e il cameratismo di alcuni pezzi, ma sono i Malavida ad avere l'ultima definitiva parola: "The player" è una furia che lascia le chitarre sospese per finire in medley con "Malavida", altra autocitazione, che però accende la miccia alla batteria, il cui assolo è davvero un finale col botto. Questo è combat rock allo stato puro.

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SITO ROCKIT.IT (GIUGNO 2002)
La parola Malavida, per chi segue la musica con certa attenzione, dovrebbe essere in qualke modo familiare; è infatti una canzone contenuta nell’album d’esordio dei Mano Negra intitolato "Patchanka" – che di li a poco significherà molto di più che un semplice titolo – e pubblicato nel 1988. 14 anni dopo "quattro loschi figuri" marchigiani decidono di ispirarsi proprio alla formazione franco - spagnola per dar vita ad un progetto che attinge a piene mani nn solo dalla ricetta dell’ex gruppo di Manu "me gustas tu" Chao, ma anke da tutto l’immenso serbatoio punk (ska- hardcore, ecc.) di ieri e di oggi! E siccome già kualke nome è stato fatto, proseguiamo con la lista dei riferimenti: si va dai Clash (If) ai Dropkick Murphys (Revolt), passando per i Mighty Mighty Bosstones (Shit And Power) per la Banda Bassotti (Mis Amigos), e per chissà quanti altri.(ska-p, toasters, spook….) Tuttavia nn si può certo scrivere che sia un lavoro esclusivamente derivativo, siccome il quartetto ci mette del proprio in ogni singola traccia, riuscendo alla fine a convincere della bontà della proposta. Naturalmente le cose migliori crediamo si possano vedere dal vivo, ma prima di scriverlo a chiare lettere, aspettiamo di vederli in azione! Ah, dimenticavo: i fratelli Severini, altrimenti conosciuti come Gang, intervengono su alcuni brani del cd come special guest. Se questo indizio potesse rivelarsi fondamentale per procedere all’acquisto, fatevi pure avanti!

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SITO OKPUNK.IT
Esce finalmente il primo lavoro ufficiale dei MALAVIDA per la neonata (anche se ormai sono già 2 anni ) Skantinato records, etichetta indipendente marchigana oltre che azienda a 360 gradi di servizi per la musica. Ma veniamo al punto!! I Malavida nascono 4 anni fa a Filottrano, piccola cittadina dell'interno delle Marche (nonché patria dei famosi GANG ) da: jerry, Gugo, Saverio e Ale, rispettivamente motore, braccio destro, sinistro e boss della band, tutti provenienti da esperienze musicali diverse ma con una gran voglia di suonare. L'inizio è un po' a tentoni, e come per tutte le band il loro sound è formato da covers : Clash, sublime, Stiff, no-fx, etc. Incominciano a farsi le ossa suonando nei piccoli locali della loro zona, e a comporre i primi pezzi propri , fino a quando l'incontro con l'etichetta non li ha portati ad incidere il loro primo lavoro omonimo MALAVIDA!..( ricordando i Manonegra..) 14 brani in puro stile street-punk con marcate influenze ska, reagge e r'n'r e qualche sorpresa di fiate e cornamuse ( sentite Rage). Cio che li distingue dagli altri gruppi dello stesso genere ( visto che, con tutto il rispetto, questo non è niente di nuovo) è la loro forte attitudine politica e sociale che esprimono con grande energia e rabbia nei loro testi, nei live e nel loro modo di essere. Temi come la corruzione politica, il malgoverno, la ripetitività e l'alienazione del lavoro in fabbrica vengono trattati senza mezzi termini e sbattuti in faccia alla gente (forse perché provengono anche da esperienze personali!?). Brani come rage, stuff pavillion, shit and power sono dei veri pugni nello stomaco. Anche l'amore non viene trascurato e she's, primo singolo del cd ne racconta una delle tante storie in cui lui fa l'attore principale…aimè senza un buon esito! Anche la grafica del cd è ben fatta e curata, ennesima espressione del credo MALAVIDA, per non parlare dell'ottima registrazione. Unica pecca (o forse no?!) è il cantato, rigorosamente in inglese, ma con le traduzioni dei testi all'interno del book. Insomma se ne avete l'opportunità ascoltatelo questo cd o, meglio ancora, andate direttamente a vederli se passano dalle vostre parti, patiti o meno del genere non ne rimarrete delusi.

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MUSICCLUB (APRILE 2002)
La Skantinato Records, inizia al meglio la sua attività di etichetta discografica(fra le altre cose) presentando uno dei gruppi di culto della zona, i combattivi Malavida, in cui milita l'ex Gang El Kid. Il quartetto, filottranese come la banda dei fratelli Severini, presenta le sue credenziali con un disco vivo, diretto e duro, come si vorrebbe che fossero i dischi di rock! I Clash, lo ska socialmente impegnato, i riferimenti politici che svettano nella storia e nella contemporaneità, la solidarietà con tutti i Sud del mondo, l'opposizione alla realtà capitalistica che ogni tanto dà un giro di vite inavvertibile ma deciso alla libertà delle classi meno fortunate, l'amore (già, l'amore), la passione vorticosa per ribadire i propri diritti e non farsi mettere i piedi in testa da nessuno ("fronte in alto", come dicono nell'indiavolata MIS AMIGOS; esattamente l'atteggiamento da avere, chè nnabbiamo da vergognarci di niente,...noi). Un vero piacere risentire quella chitarra che in SHE sottolinea i riff in puro stile STRUMMER, o seguire lo scintillante ska di RAGE, infiammato dai fiatisti dei RADIOBABYLON, con quell'intermezzo sospeso che mi ha rimandato per atmosfera alla mitica JAH WAR dei Ruts (LA canzone reggae bianca per eccellenza!). IF(HOLD ON) ridà aria, naturalezza e sopratutto dignità all'omonima poesia di Rudyard Kipling, ammazzata per anni dalla scipitezza marzulliana, mentre BOB, con Marino Severini ai cori e voce narrante è la lorosolare, personale, Revolution Rock. TILL NOW ALL RIGHT, pesta più sul ritmo per presentare un anthem punky-reggae degno di tale nome (pregevole il cameo vocale di Marco Mezzetti dei RATOB) e, THE PLAYER è un garage'n'roll dove Sandro Severini presta la sua chitarra arroventata nel modo preciso in cui la notte prego inginocchiato davanti alla statuetta di Sangiordanobrunomartire che ricominci a suonare nei dischi dei Gang. Insomma, tredici brani che rotolano contro lo status quo social-musicale, che giungono comw una secchiata d'acqua fresca in pieno ferragosto. Quel che fa la differenza tra tanti scatenati da MTV e questa band, è che i primi sembrano dire : "tranqui raga, è tutto funfun", mentre i Malavida (LA ! ndMalavida) ci mettono la rabbia della barricada. ..........e CAZZO se si sente! Testi ovviamente tradotti all'interno. Non pagare più di 10 euro e 99.

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VINILE.COM (15/03/2002)
Dna marchiato a fuoco da nomi come Clash, Mano Megra, Stiff..., Rancid, Mighty Mighty Bosstones, e un pizzico degli italianissimi Shandon ! Questa, in sintesi, la stravagante proposta musicale dei Malavida, nel loro recente omonimo cd rilasciato su Skantinato Records : una formula che segue un copione forse troppo programmatico e poco originale, ma che vanta degli episodi gustosi, divertenti e bizzarri. Un quartetto made in Italy che sa il fatto suo in termini di preparazione, stravaganza compositiva, nonchè spiccatamente predisposto verso sonorità " combat rock ", soluzioi potenti e cariche di energia. Buona la tecnica, altalenante l'esecuzione (anche per quel che concerno l'uso frequente di un inglese nn proprio perfetto), graffianti le vocals di Ale, serrata e adrenalinica la performance del drummer Jerry dietro le pelli. Ska-Punk-reggae- influenced che nn brilla per originalità e che sicuramente nn lascerà il segno nella storia della musica, ma tutto sommato piacevole e concreto nella sua genuinità. Easy-listening, un dischetto frizzante.

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TOASTRECORDS (LUGLIO 2001)
....Ascoltate i MALAVIDA e il vostro incubo quotidiano cambierà rotta da subito. vi troverete immersi fino al collo da una speed/miscela di punk '77, r'n'r, ska, street songs, reggae urbano...un delirio di forza e rabbia. suonano bene (e questo non è scontato!), possono vantare la collaborazione deluxe dei fratelli severini (gang) e per finire hanno alcune fondamentali ed interessanti guide spirituali (clash e specials tanto per fare due nomi a caso) degni di essere pubblicati subito da qualcuno (era il luglio 2001 -ndmalavida-) fatevi sotto, non aspettano altro. unico neo: perchè non usare l'italiano?
************* (voto: superb!) *************

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RIVISTA MUSICALE "RARO" (GENNAIO 2002)
la neonata etichetta SKANTINATO di Ancona sembra aver cominciato con il piede giusto la propria avventura ! primo cd dato alle stampe, quello dei MALAVIDA, band "clashiana" che prende il nome da un celebre pezzo dei Mano Negra..... punk e ska nell'omonimo album d'esordio a cui prendono parte come "special guest" in tre brani, anche Marino e Sandro dei Gang ! grande piglio e determinazione sembrano accompagnare questo quartetto di punker che suona bene e canta in inglese (e spagnolo -ndmalavida): Mis Amigos, Shit and Power, Rage, le cornamuse di Revolt, If (hold on) e Ral Life, sono sicuramente i momenti migliori di un disco che vale la pena scoprire a fondo.

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QUOTIDIANO LA SICILIA (17/1/2002)
se di battesimo si tratta, è battesimo di fuoco! i Malavida debuttano su cd e dichiarano subito guerra ai benpensanti. Shit and Power, Mis Amigos e Bob (fucking bastard). bastano questi titoli per evidenziare la carica deflagrante della band "benedetta" da Marino e Sandro Severini dei Gang ! al progetto Malavida ha creduto la Skantinato Records, una giovane etichetta, ma sarebbe meglio dire azienda di servizi, dedicata alla diffusione e allo sviluppo dell'undergraund musicale. il cd dei Malavida è il primo prodotto della Skantinato. destinato a palati duri ma esigenti, con quel vento Ramones colorato da venature reggae. grande coraggio e un ottimo bigliettino da visita.

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RIVISTA "ROCKSOUND" (N.43 NOVEMBRE 2001)
buon esordio per questo gruppo, che prende il nome da una canzone dei Mano Negra. di estrazione Punk (Clash su tutti, ma senza rinnegare influenze più recenti come Sublime, NoFx,Special), i Malavida, ricordano anche i vecchi Gang, tra l'altro loro amici (sono presenti nel disco Marino e Sandro Severini, rispettivamente nei brani "Bob" e "Mis Aigos" il primo e "The Player" il secondo) rock sano e sanguigno con varie venature e chitarre sempre in primo piano. ecco cosa ci propongono gli anconetani una ricetta che sarà pure vecchia come il mondo (rock?!) ma che fa sempre il suo bell'effetto. tra i brani migliori segnaliamo "Shit an Power", "Mis Amigos", "She" (davvero ottima) e "Bob" piacerà molto a chi rimpiange i Gang di "Barricada - Ruble Beat"

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SITO ROCKIT (NOVEMBRE 2001)
Anche nelle Marche il sottosuolo musicale cerca di scavare verso l'alto per ritagliarsi un posto al sole, per questo nasce la Skantinato società di servizi musicali oltreché etichetta discografica. La dichiarazione di intenti é il classico grido di battaglia: "far crescere culturalmente e commercialmente l'underground musicale". Riuscirci é un altro discorso, ma é innegabile che l'esperienza parte col piede giusto, proponendo all'attenzione del mercato l'interessante esordio dei Malavida. I tratti somatici di questa band appariranno familiari a tutti coloro cresciuti con pacchi di fanzine punk sul comodino e per quelli che tengono il santino dei Clash nel portafoglio. La formula non presenta imprevisti, tutto secondo copione, ma recitarne uno simile non é affatto semplice, specialmente per il rischio di cadere nella trappola del suonare brani originali col sapore della cover. Pur senza nascondere qualche palese "furto"alla tradizione scolastica, il quartetto dei Malavida dimostra di possedere una discreta freschezza compositiva e una buona predisposizione a suoni "combat". Il disco scorre in scioltezza alternando eplosioni di irruenza a momenti di riflessione melodica, seguendo comunque un filo logico piuttosto coerente e unitario. L'inglese - non sempre impeccabile - é l'idioma prescelto per dare vita a liriche irrequiete e battagliere, spesso condite da citazioni letterarie, tra cui mi piace ricordare quella presa da "L'Odio" di Mathieu Kassovitz:
"E' la storia di una società che precipita e mentre sta precipitando si ripete:
Fino a qui tutto bene
Fino a qui tutto bene
Fino a qui tutto bene
il problema non è la caduta ma l'atterraggio."
Di certo il tredici tracce dei Malavida non lascerà tracce profonde nella storia della musica italiana, ma può essere fonte di momenti assai piacevoli per gli amanti del genere che sono alla ricerca di qualcosa di frizzante e ben suonato, ma senza troppe pretese...

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SITO "RADIOCLASH.IT" (DICEMBRE 2001)
Tutta l'operazione viene dalle Marche, la rossa terra dei fratelli Severini, la rossa terra dei Gang. u na presenza quella dei Gang che, oltre all' influenza musicale e di comune "sentire" politico, si è materializzata anche fisicamente in questo primo buon esordio dei Malavida. Una band che non potrà non piacere (e noi siamo fra questi) a coloro che si sentono legati al sound che fu dei Clash , dei Mano Negra, degli Specials, degli Stiff Lille Fingers. Un sound che, mixando street punk - ska - reggae, oggi ritroviamo nei pezzi dei Rancid, dei Mighty Mighty Bosstones, degli spagnoli Ska-P, degli italiani Shandon. Detto degli storici riferimenti musicali, nello specifico dobbiamo subito riconoscere ai Malavida tre caratteristiche che emergono dal loro disco : buona tecnica - buona capacità compositiva - buona voce. Sono elementi importanti che , uniti all'altrettanto buona qualità della registrazione (ok il mix e l'equilibrio fra gli strumenti con ovvia "presenza" delle chitarre) fanno di questo esordio un lavoro grintoso, appassionato, che fa ben sperare per il loro futuro. Non stiamo parlando di qualcosa di particolarmente originale, ma di una musica suonata con la giusta personalità ed energia. C'è una cosa che però non ci sentiamo di condividere : la scelta del cantato in inglese (peraltro non sempre efficace). Se può sembrare anacronistico parlare oggi di cantato in italiano, questo non può e non deve valere per un gruppo come i Malavida che attribuiscono al testo un valore almeno pari a quello della musica. Questa nostra opinione vuole servire da stimolo alla crescita di una band che apprezziamo e che parte comunque con le carte in regola. Apre il disco il tosto ska-punk di "Shit and Power" (dal titolo eloquente) , segue il reggae ben costruito di "She" e l'efficace ska di "Rage" con i fiati dei Radio Babylon e ruvida accelerazione centrale. "Rivolta" è uno dei pezzi migliori del disco: intro con kilt e cornamusa ed una progressione punk veramente potente. Ancora il reggae urbano di "Hold On" e "Bob" dove troviamo la voce di Marino Severini , poi "Real Life" in cui l'attacco alla Madness lascia spazio alla velocità del punk targato 2000. Segue "Today", l'inno punk-rock dei Malavida e "The Player" dove impera una sorta di marcio rock'n'roll degno degli MC5. Meno freschi ed efficaci invece gli episodi di "Stuff Pavillon" e "Mis Amigos". Complessivamente, ribadiamo, un bel disco, ossigeno per i nostri cuori : i Malavida sono una band da valorizzare, che non deve passare inosservata.
Voto : 7

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RIVISTA "ROCKERILLA" (n.258 febbraio 2002)
dai Clash agli Special, dai Mano Negra ai Dropkick Murphy's : il debutto dei marchigiani Malavida è una sorta di compendio di combat rock compilato con tutta la passione e la foga che questo genere di cose richiede........ Di pacifico in queste tredici tracce, incise senza risparmio di energia e determinazione, ci sono soltanto le due/tre comparsate dei fratelli Severini (Gang), un esempio del quale i Malavida non potevano proprio prescindere e non certo per mere questioni di campanile.... Quel che magari avrebbe reso più personale e interessante il loro turbinoso carosello punk e ska sarebbe stato ascoltare in italiano i testi di queste canzoni. A chi l'inglese (e lo spagnolo di Mis Amigos) lo mastica poco e male viene comunque in soccorso la copertina, ma non è proprio la stessa cosa.........

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QUOTIDIANO LOCALE ( febbraio 2002)
A poco + di un mese dalla data di pubblicazione, Skantinato Records sceglie il C.M.G. Fabrizio De Andrè di San Biagio di Osimo come location per la presentazione ufficiale del disco d'esordio dei MALAVIDA. Il gruppo filottranese, artefice di un combat ska/punk che deriva dal suono dei vecchi Clash e Stiff L.F. senza perdere di vista gli attuali Sublime, NoFx, è giunto a questo esordio dopo aver macinato concerti su concerti in tutta l'area marchigiana. L'aria che si respira è quella delle grandi occasioni: la presentazione avviene dopo le positive recensioni ottenute dal disco su molti siti web e riviste, specializzati e non (rockit-radioclash- rock sound-la sicilia-rockerilla-raro)...ed ancke per la sala concerti del CMG si tratta di un debutto. Il concerto ha inizio verso le 18,30 quando, prima ancora che il gruppo salga sul palco, parte il riff di cornamusa, estratto dal loro brano "revolt". Poi il palco è tutto per i MALAVIDA, che con loro repertorio intrattengono il pubblico per circa 1 ora Il pubblico numeroso risponde con entusiasmo ed il CMG si dimostra all'altezza della situazione. La struttura, ideata dal Comune.............. Il disco omonimo dei MALAVIDA è distribuito in tutta Italia dalla Venus di Milano ed è stato prodotto dalla Skantinato Records che, dopo aver creduto nel progetto del gruppo, stà svolgendo un ottimo lavoro di promozione e booking. Infatti, a partire da febbraio 2002, il gruppo efettuerà un tour promozionale che lo porterà a suonare sui palchi di tutta la penisola.

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